Strasburgo 18-19 Ottobre

Strasburgo 18-19 Ottobre

Congress of Local and Regional Authorties with President Presidente Gudrun Mosler- Törnström  – Women’s participation in political life at regional level

 

Statement by:

Elena CENTEMERO, Chairperson of the Committee on Equality and Non-Discrimination of the

Parliamentary Assembly of the Council of Europe

Signore e signori,

Colleghi,

Vi ringrazio per questa opportunità di discutere con voi di un tema che mi sta particolarmente a cuore, qual è la partecipazione delle donne alla vita politica.  

In questa sede ne parleremo in particolare con riferimento al livello regionale. Lo faremo sapendo che, da un lato, i vari livelli dell’amministrazione e della politica (locale, regionale, nazionale) sono interconnessi. Dall’altro, che il livello locale e regionale ha delle caratteristiche specifiche di cui è necessario tenere conto.

Io stessa sono allo stesso tempo parlamentare nazionale, da diverse legislature, e amministratrice locale, per la precisione assessore alla cultura ed alle pari opportunità, in una città della mia regione che si chiama Limbiate. Si tratta di un impegno che ho intrapreso quand’ero già parlamentare, e che arricchisce la mia esperienza politica grazie alla prossimità con la comunità che contribuisco ad amministrare, che mi permette di apprendere direttamente dai cittadini quali sono le loro necessità e le loro aspettative.

Come parlare qui di rappresentazione politica femminile senza citare innanzitutto il rapporto appena pubblicato (letteralmente due giorni fa) dal Consiglio d’Europa  sulla “Partecipazione equilibrate di donne e uomini alla presa di decisioni” (Balanced participation of women and men in decision making). Si tratta del risultato del terzo turno di monitoring sull’applicazione della Raccomandazione del Comitato dei Ministri numero 3 del 2003 su questo tema.

Questo rapporto fotografa la situazione al 2016 e ci presenta dei dati deludenti:

Solo 2 dei 46 Paesi presi in considerazione hanno raggiunto la soglia del 40% di donne elette in parlamento, per quanto riguarda la camera bassa, o l’eventuale camera unica.  La media europea è ben più bassa, attorno al 25%. “No comment”.

Nessun Paese ha raggiunto questa soglia alla camera alta.

I dati sono ancora più allarmanti se prendiamo in considerazione i capi di Stato e di governo, ma anche i capi dei governi regionali e i sindaci, che in questa sede ci riguardano più da vicino: in tutti questi casi, la media europea è sotto il 17%.

Perché parlo di dati “allarmanti”? Uso questo termine perché è sempre più diffusa la consapevolezza che si deve giungere ad una partecipazione equilibrata tra uomini e donne in politica. Ma se questo principio è sempre più largamente accettato, perché non riusciamo a trasformarlo in realtà in tempi ragionevoli? Perché, soprattutto in certi contesti, siamo ancora così lontani dalla meta? Non sono dettagli: abbiamo scelto la democrazia rappresentativa e non credo che vi sia alcuna alternativa convincente a questo sistema – Ma bisogna che sia veramente rappresentativa dell’insieme delle nostre comunità, e non solo di una metà di queste. La situazione attuale non è più sostenibile.

Ma non preoccupatevi: non sono qui per lamentarmi o per denunciare una situazione, senza formulare allo stesso tempo delle proposte costruttive.

Al contrario, vorrei parlarvi di un testo adottato dall’Assemblea parlamentare l’anno scorso (per i più attenti preciserò anche il numero, è la Risoluzione 2111 del 2016) basato su un rapporto che ho preparato per la Commissione Uguaglianza e Non Discriminazione.

Grazie all’aiuto di vari esperti, provenienti tra l’altro dall’Unione Interparlamentare e dalla Commissione di Venezia, e dopo una visita di informazione in Svezia, un Paese che è tra i “soliti noti” che aprono la strada a tutti gli altri in materia di uguaglianza tra donne e uomini, ho potuto valutare l’efficacia delle misure adottate in vari contesti per promuovere la rappresentanza politica delle donne.

Il risultato di questa indagine è ricco ed articolato, ma vorrei indicarvi almeno alcuni degli elementi principali.  Ho rilevato, e devo dire con soddisfazione che la mia commissione prima e l’Assemblea poi hanno sostenuto queste conclusioni, che per promuovere davvero la rappresentazione politica femminile sono indispensabili misure di discriminazione positiva. Tra queste, le più diffuse e le più efficaci sono le quote elettorali di genere. Le quote, tuttavia, non necessariamente funzionano come sperato. Per essere efficaci, devono presentare alcune caratteristiche:

  • Devono essere ambiziose: naturalmente non si può pensare di portare la rappresentazione politica delle donne alla soglia richiesta del 40% attraverso una legge elettorale che introduca una quota del 20% per il sesso sottorappresentato. Occorrerà fissare una quota del 40%, come minimo, e magari anche più elevata, sapendo che il risultato concreto potrebbe per vari motivi fermarsi leggermente al di sotto;
  • Le norme relative alle quote devono prevedere delle sanzioni in caso di inadempimento – sanzioni gravi e non esclusivamente finanziarie. Abbiamo vari esempi di sistemi elettorali che prevedono multe per i partiti politici che non rispettano le disposizioni sull’uguaglianza di genere, e si è riscontrato che i partiti in questione hanno spesso preferito pagare queste sanzioni pur di avere le mani libere nella scelta dei candidati. Come sapete altre logiche presiedono alla selezione, e tra queste i network tradizionali, maschili, all’interno dei partiti spesso prevalgono.

Le quote sono decisive, e soprattutto agiscono rapidamente. Sul medio e lungo termine, tuttavia, sono necessarie misure aggiuntive, o “di accompagnamento”, che mirano a correggere le cause strutturali della sotto-rappresentazione delle donne in politica. Queste misure comprendono ad esempio tutto ciò che è conciliazione tra vita privata e attività politica. La disponibilità di strutture e servizi di accoglienza per i figli, soprattutto neonati, può sembrare una questione puramente pratica ma ha delle ripercussioni sostanziali sulla possibilità per una donna di fare politica. Anche le attività di formazione e sensibilizzazione alle differenze tra uomini e donne sono utili. Si tratta, attenzione, di formare e sensibilizzare allo stesso tempo gli uomini e le donne che sono attivi in politica. O ancora, bisogna tenere conto dello spazio riservato a uomini e donne nei media: non solo del tempo concesso agli uni e alle altre, ma anche del tipo di trasmissione e dell’immagine che viene veicolata, delle domande che sono poste, e così via.

Altre misure sono state sperimentate con successo, e spesso il livello locale e regionale è stato il loro primo ambito di applicazione. Mi riferisco in particolare ai “binomi” di candidati di sesso opposto che sono sistematicamente presentati alle elezioni locali in Francia, al livello dei dipartimenti (“départements”). Questo sistema è stato introdotto nel 2013 e messo in pratica per la prima volta nel 2015, con ottimi risultati. Nel mio rapporto l’ho indicato come un buon esempio che spero che sia seguito in altri Paesi.

Non posso fare a meno di citare un elemento importante e innovativo  della risoluzione 2111, ovvero il “principio di parità” che gli Stati potrebbero introdurre, idealmente nella loro Costituzione (l’Assemblea li invita quanto meno a “considerare” , ovvero a riflettere su questa possibilità). Si tratta di un principio ambizioso, che si può interpretare come la necessità che in tutti gli organi, a livello statale come locale e regionale, le donne e gli uomini siano rappresentati in ugual misura. A differenza delle quote, che sono temporanee, la parità dovrebbe intendersi come permanente. Non si tratterebbe dunque di un semplice obiettivo, ma piuttosto di un elemento strutturale, di un modo di essere dello Stato e di tutte le istituzioni al suo interno. Come vedete, c’è tanto da riflettere e tanto da lavorare per arrivare ad applicare questo principio.

                Vorrei concludere con un appello a cooperare ma anche ad operare, ciascuno di noi nell’ambito che gli compete, che sia nazionale o locale, per migliorare la rappresentanza femminile in politica.  Non posso che constatare che il Congresso delle autorità locali e regionali del Consiglio d’Europa ha ottenuto dei risultati notevoli,  e superiori a quelli dell’Assemblea Parlamentare, per quanto riguarda la rappresentanza di uomini e donne all’interno delle sue strutture.

Il rapporto appena pubblicato e che ho citato poco fa indica, tra l’altro, che la Camera delle autorità locali e la Camera delle Regioni sono composte al 43-44% di donne. All’Assemblea ci siamo fermati al 35%. Mi complimento con voi e prometto che faremo il possibile per seguire il vostro esempio!

Grazie.