Proposta di legge: S. 1894 D’iniziativa dei senatori: Dirindin ed altri: Istituzione della «Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie»

ELENA CENTEMERO. Presidente, intervenire oggi in quest’Aula su un tema così importante come quello del contrasto alle mafie richiede indubbiamente grande responsabilità, ma richiede soprattutto un grande senso delle istituzioni e un grande senso dello Stato. Accolgo e accogliamo con grande favore il fatto che finalmente siamo arrivati al termine di un iter iniziato parecchio tempo fa, che riguarda proprio l’istituzione della Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie. In questo intervento voglio sottolineare due aspetti, che ritengo particolarmente importanti e significativi.

Indubbiamente qui ci troviamo di fronte ad una richiesta e ad un bisogno che nasce all’interno della società civile, nasce dall’impegno civile, nasce dall’impegno di una associazione come Libera, che celebra da anni la memoria delle vittime di mafia; e il 21 marzo di ogni anno appunto, fin dal 1996, si celebra la Giornata della memoria e dell’impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie.

Credo quindi che questo sia un punto importante per il nostro Paese. Ovviamente sono tante le giornate nazionali che sono state istituite da questo Parlamento e che si celebreranno nella nostra nazione; ma questa credo sia particolarmente significativa, per una ragione. Come ricordavo prima, vorrei proprio sottolineare due aspetti. Il primo è che in questa proposta di legge che sta per diventare finalmente legge, si sottolinea il ruolo della memoria, il ruolo della storia, il ruolo del ricordo delle vittime innocenti delle mafie, ma soprattutto ancora una volta si sottolinea, e ancor di più si sottolinea, il ruolo delle istituzioni scolastiche. Per questo abbiamo chiesto in un ordine del giorno che, oltre alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado del nostro sistema nazionale, venissero anche considerate l’istruzione e la formazione professionale, i centri d’istruzione e formazione professionale delle regioni: proprio per considerare la scuola tutta, in tutte le sue forme, in tutti i suoi ordini e gradi, per considerare tutte le nostre ragazze e i nostri ragazzi su cui investire, per cui far sì che questa Giornata sia davvero un seme che poi diventi un frutto. Questo è l’aspetto che innanzitutto tenevo a sottolineare: il ruolo culturale che questa legge porta con sé, il ruolo di disseminazione nella testa, nel modo di pensare delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. Questo è un impegno grande, è un impegno forte a cui credo che tutte le scuole debbano essere chiamate nelle diverse forme.

E devono essere chiamate – questo è il secondo aspetto che voglio sottolineare – appunto con la memoria. La memoria di cosa ? O meglio, la memoria di chi ? Perché poi i fatti, ciò che accade, gli accadimenti non sono a sé stanti: si incarnano sempre nelle persone, si incarnano sempre negli esempi, negli esempi di donne e uomini innocenti che sono stati appunto uccisi dalle mafie. Per questo – è il secondo punto, prima di avviarmi a concludere – voglio ricordare una donna, che è stata vittima; è stata la prima vittima della ’ndrangheta nel Nord, che è Lea Garofalo. Lea Garofalo è stata uccisa a Milano. Lea Garofalo era una donna calabrese coraggiosa: questo è un esempio che le nostre ragazze e i nostri ragazzi dovrebbero conoscere, accanto a quello di personaggi più illustri che purtroppo hanno toccato le pagine della nostra storia e che sono ancora nelle nostre menti, come quello di Falcone e Borsellino e di altri, di questi due giudici. Però Lea Garofalo era una donna, e le donne sono molto coraggiose. Era una donna appunto che è stata la prima pentita della ’ndrangheta del Nord: fu proprio lei ad alzare il velo sugli affari dei clan guidati dal marito, e per questo venne uccisa a Milano e poi venne bruciata nella mia terra, cioè venne bruciata a Monza. Quindi ciò per dire come le mafie si infiltrano dovunque, si infiltrano dove c’è il potere: non hanno colori politici, ma hanno a che fare con il potere. E quindi questi esempi così coraggiosi e così importanti come quello di Lea Garofalo devono essere sicuramente ricordati, ma prima di tutto conosciuti dalle nostre ragazze e dai nostri ragazzi, proprio per sviluppare una cultura.

Concludo dicendo quindi che questa Giornata del ricordo delle vittime delle mafie non può essere separata da un’educazione alla legalità, da un’educazione alla cittadinanza attiva. Queste cose si tengono insieme: il ricordo delle vittime, l’educazione alla legalità, come molte scuole del nostro sistema nazionale stanno facendo, e accanto a questo l’educazione alla cittadinanza attiva. Questo credo che debba essere il nostro investimento, l’investimento di questo Paese: l’investimento nella cittadinanza, l’investimento in una cittadinanza sana, democratica, che contrasta ogni forma di mafia.

1 Marzo 2017