Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, in materia di elezione della Camera dei deputati

ELENA CENTEMERO. Signora Presidente, onorevoli deputate, onorevoli deputati, oggi stiamo discutendo del testo sulla legge elettorale che la I Commissione ha approvato in questi giorni in un clima fattivo e costruttivo, nello scorcio finale di questa legislatura. Si tratta di un atto di responsabilità, di responsabilità di Forza Italia, di responsabilità del Presidente Berlusconi, e di un atto di condivisione, come il Presidente della Repubblica, Mattarella, ha auspicato. Questo è il primo dato politico.

Un secondo dato politico è la rappresentanza, la possibilità che le elettrici e gli elettori scelgano le loro rappresentanti e i loro rappresentanti anche grazie alle norme antidiscriminatorie, che riguardano allo stesso modo le donne e gli uomini. Le raccomandazioni del Consiglio d’Europa, in cui mi onoro di presiedere la Commissione eguaglianza e non discriminazione, evidenziano che la rappresentazione delle donne e degli uomini nella vita politica è ancora ampiamente disproporzionata e questo per diversi fattori, politici, sociali economici, culturali. La Commissione di Venezia, sempre del Consiglio d’Europa, nelle sue linee guida, le ultime, ha sottolineato che il piccolo numero di donne in politica rimane un fattore critico e mina il pieno funzionamento dei processi democratici. Per quello, il Consiglio d’Europa ha indicato degli standard internazionali minimi, ponendo delle soglie di rappresentanza al 40 per cento e poi al 50 per cento. Voglio anche sottolineare che l’ultima sentenza della Corte costituzionale, quella del 2017, ha mantenuto intatte le norme antidiscriminatorie presenti nell’Italicum, quindi l’alternanza nelle liste, il 40-60 per cento dei capilista a livello nazionale.

Ecco, il testo della Commissione, che abbiamo licenziato, va esattamente in questa direzione. Quindi, è conforme alla sentenza della Corte costituzionale e, dunque, costituzionale. Le norme antidiscriminatorie in questa legge sono appunto l’alternanza nelle liste, il 40-60 per cento nei collegi uninominali e nei capilista e riguardano, appunto, donne e uomini.

Cosa c’è dietro questo? C’è la società italiana, di cui la politica e le istituzioni devono essere la rappresentazione più vicina possibile. Nella vita quotidiana le donne e gli uomini condividono le scelte e le responsabilità, lo fanno nelle famiglie, lo fanno come genitori, lo fanno nelle imprese e nel mondo del lavoro. Le norme antidiscriminatorie permettono proprio la condivisione, anche nella sfera pubblica, anche nelle istituzioni, delle responsabilità. Ovviamente bisogna determinare le priorità e quindi condividere le responsabilità.

Nella prossima legislatura noi dovremo condividere responsabilità politiche importanti, innanzitutto quella di dare alle giovani e ai giovani un lavoro, un’educazione di qualità, di superare il divario salariale, di aiutare le fragilità e di affrontare la povertà. Quindi, dobbiamo condividere, donne e uomini di questo Paese, le responsabilità, per dare delle risposte, e le norme antidiscriminatorie vanno in questa direzione.

Le norme antidiscriminazione sono parte del patto politico tra i partiti, patto politico che ha portato a scrivere insieme le norme di questa legge elettorale e servono proprio a questo, servono a condividere responsabilità nella sfera pubblica, nelle istituzioni, tra le donne e gli uomini di questo Paese.

Permettetemi di concludere con una breve riflessione. Già tante volte, all’interno di quest’Aula, abbiamo assistito alla richiesta del voto segreto su emendamenti volti ad eliminare le norme antidiscriminatorie. Reputo – e lo dico a tutti i deputati e a tutte le deputate presenti e anche alle forze politiche – che davvero sarebbe un problema politico, se anche questa volta ci trovassimo di fronte ad un voto segreto sulle norme antidiscriminatorie. Sarebbe un problema politico, perché questo è inserito all’interno di un patto, ma sarebbe soprattutto un problema di trasparenza. Io credo che nessuno degli emendamenti che saranno presentati alla legge elettorale possa essere, e debba essere, sottoposto al voto segreto.

Noi abbiamo la responsabilità di essere trasparenti, soprattutto sulle regole con cui noi sceglieremo, le nostre elettrici e i nostri elettori sceglieranno, i loro rappresentanti; c’è, quindi, un problema molto forte di trasparenza. E, quindi, se ci fosse qualcuno che avesse intenzione di chiedere un voto segreto sulle norme antidiscriminatorie, io credo che debba avere il coraggio di affrontare a viso aperto il tema delle norme antidiscriminatorie, senza nascondersi nel voto segreto, affrontando con responsabilità la propria scelta, davanti alle donne del nostro Paese, le donne che mandano avanti l’economia, le famiglie, e che sono degne di partecipare e di prendere parte alla vita politica del loro Paese, esattamente come chi chiederà, se dovesse accadere, il voto segreto. Io credo che questo sia un atto di grande responsabilità, rispetto a cui ciascuno di noi si porrà con la propria scelta di fronte al Paese, di fronte alle donne e agli uomini di questo Paese. Donne e uomini possono, anzi, devono avere le stesse possibilità di contribuire a cambiare l’Italia attraverso le istituzioni (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente).

6 Giugno 2017