Legge elettorale, via i capilista bloccati, no alle preferenze. Anche grazie all’M5s

Ha retto l’intesa sul Germanichellum in Commissione: saltano i capilista bloccati, ma anche le preferenze. Sulle quali il Movimento Cinque Stelle, con una mossa di realpolitik, ha rispettato i patti con gli altri partiti

ROMA –  La commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato l’emendamento alla legge elettorale del relatore Pd Emanuale Fiano che recepise l’intesa Pd-M5s-Fi-Lega che supera la priorità di ingresso in Parlamento per i capilista delle liste bloccate stabilendo invece che con il Germanichellum i primi a risultare eletti per ciascun partito saranno i loro vincitori nelle sfide uninominali nei collegi. La norma approvata stabilisce infatti che, una volta stabilita la quota di seggi spettante a Camera e Senato a un partito saranno proclamati eletti i vincitori nei collegi dello stesso partito. Solo una volta che questi saranno esauriti si procederà alla proclamazione degli eletti nelle liste, seguendo l’ordine di candidatura in lista. Dunque i capilista saranno i primi a entrare in Parlamento subito dopo i vincitori dei collegi.

Fiano: salto in avanti in qualità democratica

«Con questa scelta – ha voluto mettere agli atti della commissione il relatore Pd Emanuele Fiano – facciamo fare un salto in avanti alla qualità democratica di questa legge che cambia radicalmente di segno. Un salto in avanti a mio avviso in positivo. E questo risultato lo si ottiene dando prova di ascolto e accoglimento di molte riflessioni e critiche emerse in queste settimane sulle previsioni di partenza della nuova legge elettorale».

Pluricandidature

La commissione Affari costituzionali della Camera ha approvato un emendamento alla riforma della legge elettorale presentato dal relatore che riduce a una sola la possibilità di pluricandidature al Parlamento. Sarà infatti consentito a chi si candida nei collegi uninominali di candidarsi anche in una sola lista circocrizionale del suo partito. Del pari, i candidati nelle liste proporzionali potranno essere presenti in una sola circoscrizione. L’emendamento recepisce l’intesa in tal senso raggiunta fra Pd M5s Fi e Lega che hanno votato a favore della nuova norma. Ai quali si è aggiunto in commissione anche il voto a favore dei rappresentanti di Mdp. Per parte sua, Forza Italia – che ieri sera aveva rinviato la firma dell’accordo sulla riforma proprio sulle pluricandidatura – per bocca di Francesco Paolo Sisto ha sottolineato che il proprio voto a favore non esclude un successivo “nuovo approfondimento in aula». Ed Elena Centemero, in particolare, ha fattio mettere agli atti la propria riserva fino a quando non sarà chiarito l’effetto sulla neo introdotta parità di genere della riduzione ad una sola possibilità per le pluricandidature.

Il no M5s alle preferenze

La polemica principale è però scoppiata sulle preferenze, contro le quali si regge un accordo tra i 4 principali partiti del Parlamento: Pd, M5s, Fi e Lega. No dunque al voto disgiunto in unica scheda, no a schede distinte per votare i candidati nei collegi e nella quota proporzionale. Il patto ha blindato così i contenuti del nuovo «Germanichellum». In commissione sono stati respinti uno via l’altro tutti gli emendamenti più qualificanti presentati da centristi, Mdp, Si, Fdi per correggere l’intesa raggiunta fra le quattro principali forze parlamentari. «Concettualmente – ha messo agli atti della commissione prima del voto contrario sul voto disgiunto Danilo Toninelli – M5s è a favore del voto disgiunto. Ma tiene conto e rispetta gli equilibri politici necessari per realizzare la riforma elettorale».

Polemiche

L’ex ministro Ignazio La Russa ha polemicamente aperto la sua dichiarazione di voto a favore delle preferenze parlando in tedesco. Per dire «io sono italiano». Ma la sua non è stata l’unica nota polemica. «Contrariamente agli impegni assunti pubblicamente, in Commissione Affari Costituzionali il M5S ha votato contro gli emendamenti di Articolo 1 per introdurre il voto disgiunto e le preferenze nella parte proporzionale: due soluzioni che avrebbero rafforzato enormemente il potere di scelta dei cittadini». Così il deputato di Articolo 1 Alfredo D’Attorre, a margine dei lavori della Commissione Affari Costituzionali. «È chiaro che Grillo si appresta a dire agli elettori per le selezione dei parlamentari ciò che ha già detto per le elezioni comunali di Genova: fidatevi, decido io», aggiunge.

https://www.diariodelweb.it/italia/articolo/?nid=20170605_421050

5 Giugno 2017