ItaliaOggi.it “Legge elettorale, Napolitano: patto extracostituzionale”

Si allarga a macchia d’olio il terrore di stampo jihadista. La polizia francese è accorsa ieri alla cattedrale di Notre Dame, a Parigi: un poliziotto aveva aperto il fuoco contro un uomo che si era scagliato con un martello contro alcuni passanti e almeno tre colleghi in divisa, di cui uno colpito alla testa.

L’assalitore è rimasto ferito a poca distanza dal sagrato della chiesa e immediatamente la polizia ha evacuato l’intera area attorno alla cattedrale. L’uomo, uno studente di origini algerine di 40 anni, ha dichiarato di appartenere all’Isis. La polizia ha invitato a evitare la zona, una delle più frequentate dai turisti nella capitale francese, e sono state dispiegate le unità speciali anti-terrorismo. Per quasi due ore ai visitatori della cattedrale, circa 900 persone, non è stato consentito uscire dalla chiesa. Intanto, proseguono i controlli a tappeto in Gran Bretagna dopo l’attentato di Londra: il terzo attentatore è Youssef Zaghba, 22 anni, di madre italiana e padre nordafricano. Nel marzo 2016 era stato fermato all’aeroporto di Bologna mentre tentava di andare in Siria. La Digos aveva avvisato gli inglesi. E si rinfocola la polemica sulla sicurezza: il premier Theresa May ha annunciato che sarà rivista la gestione del servizio di intelligence inglese, MI5.

Legge elettorale, da oggi inizia il voto alla camera

Rispettati i tempi fissati nell’accordo a quattro tra Pd, Fi, Lega e M5S, ieri, in un’aula deserta, è iniziata la discussione generale sulla riforma elettorale e da oggi si inizia a votare con l’obiettivo di chiudere in settimana.

Il relatore del provvedimento, Emanuele Fiano, del Pd rivendica il buon risultato ottenuto: «Abbiamo fatto un buon lavoro, il migliore nelle condizioni date», frutto di un «compromesso» tra le principali forze presenti in parlamento e «lo abbiamo fatto nell’interesse del paese». Uno degli aspetti più positivi del testo, ha spiegato l’esponente del Pd, «è proprio l’ampio consenso che raccoglie in parlamento, un esito per niente scontato». Ma per il leader di Ap, Angelino Alfano quel compromesso si chiama «Inciucellum». Dice Alfano: «Non funziona perché riesce a non garantire governabilità e rappresentanza. Tutti i sondaggi dicono che non vi è alcuna possibilità di maggioranza». E annuncia che Ap porterà la legge davanti alla Consulta per incostituzionalità. Il capogruppo Pd Ettore Rosato intanto è impegnato a fugare i timori di un patto già scritto per un governo Renzi-Berlusconi nella prossima legislatura: «Non esiste un accordo, non esiste un accordo sul direttore della Rai, esiste solo un’alternativa politica tra noi e loro».

I piccoli partiti penalizzati dallo sbarramento al 5% gridano allo scandalo, da Sinistra italiana a Mdp che ieri ha partecipato al sit-in a Montecitorio organizzato dal Comitato per la democrazia Costituzionale. Difende l’accordo il Movimento5Stelle. «Le regole del gioco vanno scritte insieme altrimenti ci condanniamo a riscriverle ad ogni cambio di maggioranza», spiega la deputata del Movimento5Stelle Federica Dieni, «non siamo disposti ad accettare qualsiasi porcheria ma nemmeno ad autoescluderci dal dibattito, questo è il nostro esame di maturità, siamo capaci di governare, siamo pronti a governare e ad andare a votare». Il leader del Movimento5Stelle, Beppe Grillo, non risparmia però un po’ di autocritica: «Stiamo facendo una legge che nessuno capisce».

La riforma è «un atto di responsabilità di Fi, di Silvio Berlusconi, come il presidente Sergio Mattarella ha auspicato», ha detto Elena Centemero, deputata azzurra che in aula alla camera si è fatta promotrice di una proposta a tutela della parità di genere che ha ricevuto il plauso della presidente della camera, Laura Boldrini: «Non nascondiamoci dietro il voto segreto quando si voteranno le norme antidiscriminatorie, è un fatto di responsabilità e di trasparenza», è l’appello.

Napolitano attacca: patto a 4 per andare al voto

Scelta extracostituzionale di quattro partiti per la loro convenienza. Va giù duro il presidente emerito della repubblica Giorgio Napolitano che, intervenendo in un convegno al senato, definisce «paradossale» discutere sulla necessità di andare alle elezioni anticipate. Per Napolitano «è semplicemente abnorme» il gioco e «il patto extracostituzionale sulla data del voto». Tutto ciò, sono ancora sue parole, rappresenta solo l’azione di «quattro grandi partiti che calcolano la loro convenienza». «In tutti i paesi europei si vota alla scadenza naturale della legislatura», dice Napolitano, «il primo elemento d’incertezza da rimuovere è questo, ancora nel momento attuale… È da febbraio che hanno cominciato a inseguirsi voci e pressioni per elezioni anticipate “al più presto”, e allora il rischio di una ingiustificata e irragionevole precipitazione è stato evitato dal consolidarsi del consenso, in Europa e in Italia, attorno al governo di Paolo Gentiloni, e dal fermo richiamo del Presidente della Repubblica all’interesse generale e a una corretta prassi costituzionale», ha aggiunto. Ora, invece, la situazione sta di nuovo per precipitare. Replica il capogruppo di Forza Italia alla camera, Renato Brunetta: «Il fatto che quattro grandi partiti convergano sulla riforma è un fatto istituzionalmente alto. Napolitano forse in questa fase, in cui si fa portavoce di minoranze miopi e rancorose, preferirebbe una legge fatta a colpi di fiducia da parte di un partito, il suo Pd». Ancora più duro Francesco Paolo Sisto, capogruppo azzurro in prima commissione alla camera: «Napolitano farebbe bene a tacere, è il presidente che ha controfirmato l’Italicum».

Renzi: nessuna fretta sul voto, ma no vivacchiare

Avanti con questo parlamento ma solo con una legge di bilancio all’altezza. «Nessuno di noi ha fretta di andare alle elezioni. C’è fretta di abbassare ancora le tasse, e di farlo non violando le regole europee come abbiamo fatto noi. La domanda è se la prossima legge di bilancio sarà all’altezza di quella del 2016», scandisce il segretario del Pd Matteo Renzi, intervenendo a Milano all’assemblea di Sistema Moda Italia, «penso che avremo la forza di farla, e se questo Parlamento è in grado di farlo io sono contento».

Renzi ha ricordato il lavoro fatto, ha difeso i bonus e la manovra del 2016 «che avrà delle conseguenze ancora tutte da vedere, perché nei dati del Pil Industria 4.0 ancora non c’è». Tutte cose «utili per il Pil a 1,2% ma non è sufficiente quella crescita lì, non basta. Possiamo scegliere se accontentarci, se avere l’atteggiamento dei reduci, ma a me interessa dei pionieri». La domanda è se la prossima legge di Bilancio sarà all’altezza di quella del 2016. «Questo tipo di lavoro deve continuare. Serve una strategia di lungo periodo, non vivacchiare; continuare su questa strada, non permettere a nessuno di tornare indietro lavorando a una legge di stabilità all’altezza».

Parisi: con voto anticipato rischiamo la Troika

Non si deve votare prima di avere «messo in sicurezza» i conti pubblici e le banche, se si asseconda «l’ossessione di Matteo Renzi» di tornare a palazzo Chigi si rischia di ritrovarsi con «la Troika». Stefano Parisi di Energie per l’Italia, durante una conferenza stampa alla camera, analizza i rischi di un voto troppo anticipato: «Si può andare a votare presto, il prima possibile, ma non prima di avere messo in sicurezza il sistema economico e finanziario italiano. Il rischio», ha spiegato, «è di andare a votare presto, prestissimo, pur di preservare sé stessi… E al posto del presidente del consiglio avremo la Troika, questo è quello che rischia di succedere».

Pisapia a piazza Ulivo, il primo luglio a Santi Apostoli

Giuliano Pisapia punta su Santi Apostoli, la piazza che ha visto nascere e ha dato sede e radici all’Ulivo e che ha festeggiato l’avvento a palazzo Chigi di Romano Prodi, per presentare il prossimo primo luglio al centrosinistra la lista con cui il suo Campo Progressista parteciperà alle prossime elezioni politiche. La manifestazione di luglio, che si terrà a una settimana dalla kermesse del 24 giugno a Napoli dove Bruno Tabacci formalizzerà l’adesione dei centristi riformisti di Centro democratico, avrà la formula della «piazza aperta» a tutto il centrosinistra. Pisapia intende rivolgersi a tutte le componenti che diedero vita all’Ulivo. Ma, a parte la presenza e l’intervento della presidente della Camera Laura Boldrini, scaletta e oratori sono ancora da decidere. In forse la presenza dei leader della Sinistra Nichi Vendola e Nicola Fratoianni.

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7 Giugno 2017