Cinquantamila.it “Strasburgo: giusto togliere il figlio nato con la surrogata”

Corriere della Sera, mercoledì 25 gennaio 2017

La Corte europea dei diritti umani torna a pronunciarsi su un caso italiano di maternità surrogata e stabilisce che l’Italia poteva togliere ai genitori il bambino nato all’estero con questa forma di fecondazione. Il giudizio di ieri, che è definitivo, riguarda uno dei primi casi di maternità surrogata in Italia, quello dei coniugi molisani Paradiso-Campanelli e ribalta la sentenza del 2015 degli stessi giudici di Strasburgo.

La coppia nel 2011 aveva avuto un figlio grazie a una madre surrogata in Russia ed era stata accusata di averne falsificato il certificato di nascita (che li riconosceva come genitori del bimbo) e di aver violato la legge sulle adozioni. Durante il processo il piccolo, che aveva ormai otto mesi, era stato tolto alla coppia e, dopo un periodo in una casa famiglia, dato in adozione nel 2013. Contro questa decisione i coniugi molisani hanno fatto ricorso alla Corte europea dei diritti umani (Cedu) sostenendo che l’allontanamento del bimbo violava il suo diritto fondamentale a una vita familiare protetto dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Due anni fa i giudici di Strasburgo avevano dato loro ragione affermando che l’Italia in questa vicenda aveva usato il bambino come un mezzo per punire i genitori e quindi non lo aveva tutelato.

Ieri invece la Grande Camera della Cedu ha ritenuto che non essendoci legami biologici tra il bambino e i coniugi (per un errore della clinica russa, che invece di usare il seme del marito per la fecondazione assistita aveva usato quello di un altro uomo) e avendo il piccolo passato solo otto mesi con loro, non esisteva fra i tre «una vita familiare», pertanto essa non poteva neppure essere violata. Esisteva invece, secondo i giudici di Strasburgo, una «vita privata» con la quale la decisione di allontanare il bambino ha «interferito», ma in questo caso l’Italia aveva diritto a farlo in nome di un interesse superiore. Lasciare il bambino con i genitori, ha riconosciuto la Corte, sarebbe «equivalso a legalizzare una situazione creata dalla coppia in violazione di importanti leggi nazionali» ed è quindi legittimo «il desiderio delle autorità italiane di riaffermare l’esclusivo diritto dello Stato di riconoscere una relazione genitori-figli solo in presenza di un legame genetico o di un’adozione legale».

«Il diritto alla vita privata è meno cogente di quello alla vita familiare e la Corte ha ritenuto che gli Stati abbiano più margine di manovra nel limitarlo – dice Alexander Schuster, esperto di biodiritto dell’Università di Trento —. Togliere un bimbo è comunque l’ extrema ratio : in questo caso si è fatto anche perché non aveva legami biologici con i genitori». Soddisfatta Elena Centemero (Forza Italia), che presiede la Commissione Equality del Consiglio d’Europa: «Si è riconosciuta la possibilità di limitare in maniera concreta la surrogata».

Elena Tebano

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25 Gennaio 2017