27esimaora.corriere.it “L’utero in affitto reato universale” 

Da sinistra a desrra La ministra della Salute Beatrice Lorenzin, Fabrizia Giuliani, Donatina Persichetti e Sara VentroniDa sinistra a desrra La ministra della Salute Beatrice Lorenzin, Fabrizia Giuliani, Donatina Persichetti e Sara Ventroni

Da sinistra a desrra La ministra della Salute Beatrice Lorenzin, Fabrizia Giuliani, Donatina Persichetti e Sara Ventroni

La sala della Regina alla Camera dei deputati era stracolma. Oltre alle personalità politiche di diversi schieramenti, femministe, rappresentanti del movimento Lgbt, del Forum delle Associazioni Familiari, costituzionalisti, medici e donne, tante donne che si sono messe in fila alle due del pomeriggio per superare i rigidi controlli di sicurezza e partecipare al convegno «Maternità al bivio: dalla libera scelta alla surrogata. Una sfida mondiale» organizzato da Se non ora quando-Libere (Snoq-L). Cinque ore di dibattito in cui tutti e tutte hanno chiesto la stessa cosa: trovare un modo per fermare il mercato della maternità surrogata. Come? Con un bando universale. «Portiamo le nostre ragioni alle Nazioni Unite perché quella è la sede giusta, è importante che l’opinione pubblica cambi» ha detto la deputata Pd Fabrizia Giuliani aprendo i lavori.

L’associazione ha cominciato oggi una raccolta di firme per presentare all’Onu una raccomandazione «per il divieto della pratica della maternità surrogata in quanto incompatibile con il rispetto dei diritti umani e della dignità delle donne». Nell’introduzione Francesca Izzo di Snoq-L ha parlato del valore della maternità: «Se non si diffonde la consapevolezza tra gran parte delle donne, soprattutto delle giovani generazioni, che la maternità non è un peso di cui liberarsi ma una potenza da affermare politicamente e socialmente, nessuna politica davvero innovativa si farà». La creazione e la cura degli esseri umani è una questione di libertà, non un’esperienza che penalizza le donne. «La Gpa, al contrario — ha sottolineato Izzo — postula una concezione della maternità che ne distrugge il senso di atto liberamente umano».

Per la ministra della salute Beatrice Lorenzin: «L’utero in affitto è una schiavitù in una delle sue forme più crudeli. Perché come donna e come madre prima ancora che come ministro non riesco a pensare a qualcosa di più crudele che privare una madre dei propri figli e convincere tante ragazze nel mondo occidentale che privarsi dei propri figli sia un dono. È qualcosa di aberrante, l’ultimo subdolo inganno consumato sulla nostra pelle». Ma il divieto italiano non basta perché «senza un analogo impegno internazionale – ha sottolineato la ministra – quello che esce dalla porta rientra dalla finestra». Un concetto che è stato ribadito da un’altra rappresentante di Snoq-L Francesca Marinaro, ex senatrice: «I nostri cittadini vanno all’estero e comprano i bambini. Quando arrivano in Italia la giurisprudenza si attiene a un solo punto che è quello dell’interesse del minore. E trascura il fatto che c’è una mamma da qualche parte. Bisogna riconoscere un fatto essenziale: questi bambini nascono da una donna e hanno una mamma e la giurisprudenza ne deve tener conto perché è la Convenzione Onu del 1989 sull’infanzia che testualmente dice che il bambino ha diritto a sapere chi è sua mamma».

Le deputate e senatrici che ci rappresentano al Consiglio d’Europa, tra cui Elena Centemero (Forza Italia) e Milena Santerini (Demos-Cd), hanno ricordato la battaglia (vinta) contro il rapporto De Sutter che mirava a dare un parere favorevole ad una regolamentazione della Gpa (Gestazione per altri). Mara Carfagna, portavoce alla Camera del gruppo «Popolo delle Libertà-Berlusconi presidente» ha parlato di «un’aberrazione contro la quale abbiamo il dovere di alzare la voce e di mobilitarci. Non esiste fronte politico». Mentre la senatrice del Pd Emma Fattorini ha sottolineato come «questa sia una battaglia di avanguardia e non di retroguardia».

Anna Finocchiaro, ministra dei rapporti con il Parlamento, ha parlato «di partire da un terreno comune nel quale donne diversissime tra di loro, per paese, cultura, esperienza di vita si possano ritrovare». «La maternità surrogata rappresenta lo sfruttamento del corpo femminile e rende merce di scambio i corpi dei bambini. Credo che rendere commerciabili i corpi dei bambini sia in contrasto con un valore universale, la dignità dell’essere umano. Il commercio riguarda i corpi dei bambini, quelli che non sono difettosi, perché per gli altri ci pensano le assicurazioni o i contratti redatti dagli avvocati» .

Non solo italiane. Al convegno erano presenti diverse rappresentanti di altri Paesi. In prima fila la Francia che il 2 febbraio 2016 aveva ospitato all’Assemblea Nazionale l’Assise per il bando universale della Gpa. La filosofa e femminista Sylvaine Agacinski ha parlato di «una questione di civilizzazione». «Dobbiamo salvaguardare la dignità della persona umana. Un embrione non diventerà mai un bambino senza che il corpo di una donna, tutto intero, gli dia la luce. Io sono il mio corpo, la mente e il corpo non sono staccati».

A ricordarci la ribellione nei Paesi dove le donne sono più sfruttate è stata la ricercatrice Sheela Saravanan dell’università di Heidelberg. Recentemente India, Messico, Thailandia e Nepal hanno vietato la maternità surrogata agli stranieri. «In India le donne venivano detenute in strutture — ha raccontato — e costrette ad allattare il bambino per poi separarsene. In casi di aborto naturale non c’era pagamento e se il committente non prendeva il bambino quello veniva abbandonato per strada».

Sul fronte giurisprudenziale la costituzionalista Silvia Niccolai ha affermato che «la surrogazione di maternità è un fenomeno contrario alla libertà femminile e alla libertà di tutti. Il principio mater semper certa est ci ricorda che la vita umana non è regolata di termini astratti ma da un principio positivo di libertà. Il divieto di surrogazione è un divieto a chi voglia acquisire diritti sul corpo della donna».

Ma la presidente di Arcilesbica di Milano Cristina Gramolini non è convinta che basti il bando internazionale: «Io l’appello all’Onu lo firmo ma qui siamo in Parlamento e il divieto previsto dalla legge 40 non basta. Servono politiche dissuasive: chi va all’estero e torna con un figlio deve subire una sanzione amministrativa».

http://27esimaora.corriere.it/17_marzo_23/dall-italia-raccomanzione-all-onu-l-utero-affitto-reato-universale-f4969ecc-1010-11e7-94ba-5a39820e37a4.shtml?re

23 Marzo 2017